“Dovevo chiamarti”, la classica frase da non dire mai

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Ci sono ben poche cose che mi fanno arrabbiare: grazie alla mia biblica pazienza, posso contare su un autocontrollo che mi aiuta a superare con un decoroso sorriso anche i momenti più spinosi.

Come nella vita, così anche sul tavolo da poker difficilmente me la prendo, c’è però una cosa che davvero mi manda su tutte le furie, la frase “Dovevo chiamarti”!

Ora, partendo dal presupposto che è la stessa locuzione di parole che si usa come scusa quando si è con gli amici e ci si dimentica della fidanzata, per me questa frase rappresenta solo una scialba alibi per giustificare il fatto che non si riesca a foldare – e questo per debolezza, non certo per la coscienza piena che sia la mossa giusta da fare. Nessuno è costretto a fare nulla sul tavolo da poker, non si “deve” per forza fare qualcosa, non abbiamo pistole puntate alla testa… certo, c’è sempre un’azione migliore di un’altra, ma il bello del poker è proprio questa piena libertà di decisione, consci del fatto che ogni singolo gesto potrebbe cambiare la nostra partita.

Essendo una giocatrice preparata anche sulla teoria, so benissimo cosa significa “pot committed”, conosco tutti i calcoli che stanno dietro ad una chiamata e non contesto mai il modo di giocare di un avversario, per quanto lo possa reputare sbagliato: in fondo, ognuno ha lo stesso mio diritto di stare seduto a quel tavolo, e se gioca in maniera selvaggia peggio per lui, lo aspetterò al varco. Ma se disgraziatamente quell’avversario fa call di fronte a un mio rilancio e poi si giustifica dicendo che era costretto a chiamarmi… ecco, in quel caso proprio non lo perdono.

E peggio ancora, poi sarò costretta a vendicarmi!

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